Le origini della Cappella Musicale risalgono al 1436, allorché una bolla di papa Eugenio IV ordina l’istituzione di una Schola, ove i chierici si istruiscano nella grammatica e nella musica. Nel giro di un secolo, grazie alla sapienza ed al prestigio dei Maestri chiamati a reggere tale istituzione, si stabilisce un organico adeguato all’esecuzione della polifonia, nelle tipiche forme rinascimentali; nel 1530, sotto la direzione di Giovanni Spataro, la Cappella solennizza, assieme ai cantori imperiali e pontifici, l’incoronazione di Carlo V.

Nella seconda metà del secolo XVI il magistero di Andrea Rota introduce l’uso veneziano dei cori battenti, che verrà assimilato dalla scuola bolognese, tanto da diventarne cifra stilistica; agli inizi del Seicento, con l’avvento dell’età barocca, la Cappella sperimenta, sotto la direzione di Girolamo Giacobbi, il nuovo stile concertato di matrice lombarda.


Il secolo d’oro della scuola di S. Petronio si apre nel 1657, allorché viene nominato Maestro di Cappella Maurizio Cazzati, che innova profondamente la struttura della Cappella, così da far diventare Bologna uno dei centri più importanti del nuovo stile concertato monumentale, che si esprime in una scrittura vocale “osservata”, rispecchiante un’estrema perizia contrappuntistica ma anche un gusto teatrale per la cantabilità, in un linguaggio strumentale virtuosistico e vivace, in una timbrica piuttosto varia, che vede sovente affiancarsi agli archi lo squillo eroico delle trombe, in un’architettura compositiva basata sul contrasto e sulla spazialità, dunque di forte impatto drammatico.


Tale complesso linguaggio verrà portato all’estrema perfezione dai successori di Cazzati: Giovanni Paolo Colonna e Giacomo Antonio Perti, versati tanto nello stile osservato alla romana quanto in quello teatrale.


Essi producono lavori di ampio respiro, nei quali possiamo ascoltare il fastoso dialogo di due o più cori vocali, dell’ensemble degli archi, di una coppia di trombe, talvolta anche di oboi e cornetti. Le lettere e le cronache della fine del Seicento testimoniano la grandiosità e la qualità delle esecuzioni musicali in occasione delle principali feste religiose nella Basilica, prima fra tutte quella del Santo patrono, allorché, con la partecipazione di musicisti assunti per l’occasione, il coro e l’orchestra raggiungevano anche il numero di 160 - 180 elementi.


A cavallo fra il XVII e il XVIII secolo, la Cappella di S. Petronio si trova ad essere protagonista della nascita di nuove forme strumentali: si afferma proprio qui il Concerto grosso, la cui paternità è contesa fra Roma e Bologna, ma che certamente fa la sua prima comparsa in un’edizione a stampa con l’opera VIII di Giuseppe Torelli, nel 1708; un tale fervore sperimentale è reso possibile dalla collaborazione di musicisti del calibro di Petronio Franceschini, Domenico Gabrielli, Giuseppe Jacchini, Giovan Battista Vitali, Giuseppe Torelli, Francesco Manfredini, tutti impiegati in diverse periodi nell’orchestra della Cappella. Anche sotto il lunghissimo magistero di Perti, la Cappella è presente a tutti i più importanti avvenimenti cittadini, come la Messa Solenne alla presenza di Giacomo III Stuart e di Clementina Sobiewsky nel 1722 e il Te Deum per l’elezione del Cardinal Lambertini al soglio pontificio nel 1740.


La serie dei grandi Maestri di Cappella continua in questo periodo con don Giuseppe Carretti, per incontrare poi nel secolo XIX un’inesorabile fase di decadenza, comune, per la musica sacra, a tutta l’Italia, nel secolo del Melodramma Romantico.


Dopo essersi lentamente disgregata nei primi 20 anni del Novecento, la Cappella è stata ricostituita nel 1984 da Monsignor Dante Benazzi, primicerio della Basilica di San Petronio, che ne ha affidato la direzione al Maestro Sergio Vartolo.


La Cappella è rinata nel segno della piena continuità con la propria tradizione, ponendosi come obiettivo primario, tanto in ambito concertistico quanto in quello liturgico, la valorizzazione dell’ingente patrimonio musicale conservato nell’archivio della Basilica stessa.


L’approccio interpretativo si giova perciò di approfondite ricerche filologiche sulle fonti, di un costante studio della prassi esecutiva antica, della collaborazione con musicisti specializzati nel repertorio barocco e dell’adozione di strumenti originali. Al 1993 risale la fondazione della Schola, un complesso vocale più ampio, seguito fin dalla sua fondazione dal Maestro Federico Salce.


Nel 1996 il Cardinale Giacomo Biffi ha decretato Arcivescovile la Cappella di San Petronio.


Nel 1998 la direzione della Cappella fu affidata allo stesso Maestro Federico Salce, scomparso poi prematuramente nell’agosto del 2002, il cui successore è il Maestro Michele Vannelli.


Nei suoi venti anni di storia recente la Cappella Musicale di S. Petronio è stata protagonista di numerose esecuzioni molto apprezzate sia in Italia che all’estero: la Messa a otto voci di Perti (1986), i Vespri di San Petronio di Colonna (1987), l’Oratorio “Gesù al Sepolcro” di Perti (1990, ripreso a Venezia, a Milano per il Teatro alla Scala e al Festival de La Chaise-Dieu in Francia), il Magnificat di Bach (1995), il concerto “Sacrae Symphoniae” dedicato a musiche per due e tre cori (2000).


A queste produzioni hanno partecipato e partecipano regolarmente artisti fra i più accreditati nel repertorio barocco: oltre a Liuwe Tamminga, organista titolare della Basilica, Carmela Remigio, Gloria Banditelli, Cristina Miatello, Rosita Frisani, Alessandro Carmignani, Claudio Cavina, Mario Cecchetti, Gabriele Cassone, Fabio Biondi, Marc Minkowsky, e numerosi altri.
Brevi cenni sulla storia
della Cappella Musicale di San Petronio